Descrizione
Un viaggio attraverso la storia moderna del diritto comparato e i suoi metodi. Come itinerario quello di centocinquant’anni di comparazione giuridica (1850-2000), ripercorsi consultando la letteratura metodologica, ma anche gli atti di alcune delle più note conferenze della disciplina, a partire dal Congresso “fondativo” di Parigi del 1900, nonché i verbali delle prime associazioni di comparatisti e alcune loro corrispondenze epistolari. Ne emerge un affresco sugli entusiasmi, le speranze, ma anche sui dubbi e le frustrazioni di una disciplina nata nel segno della “sovversione” verso le altre (e ben più antiche) scienze giuridiche, e che individua il metodo come strumento per ottenere la propria emancipazione. Da quel momento fondativo, si assiste alla progressiva maturazione di una comunità di studiosi, appartenenti sostanzialmente alla borghesia europea, ma che con il tempo estende i propri confini al mondo non occidentale (beyond the West), facendo dell’esigenza di comprendere quella “radicale diversità” un poderoso stimolo per l’innovazione dei propri metodi. La storia dei metodi del diritto comparato è qui ricostruita, dunque, attraverso la storia dei suoi protagonisti e delle rispettive biografie che si intrecciano con gli eventi politici, economici e sociali di ciascuna epoca e che si riflettono sulla forma del metodo. Impossibile comprendere, ad esempio, l’irrequietezza metodologica di Raymond Saleilles (1855-1912), se non la si colloca all’interno delle insicurezze della Terza Repubblica francese; la sensibilità di Ernst Rabel (1874-1955), se non si pensa al sentimento della Germania sconfitta della Prima guerra mondiale; la vitalità metodologica di Gino Gorla (1906-1992), se non in relazione all’afflato dell’Italia del Secondo dopoguerra. Quello seguito in quest’opera, in definitiva, è un approccio interdisciplinare che offre spunti non solo sulla genesi dei metodi della comparazione giuridica, ma anche sul modo in cui essi vengono tramandati alle generazioni successive, e spesso da queste sovvertiti, mostrando tutta la complessità del rapporto dei comparatisti con i loro maestri e “giganti” del passato.
Con una prefazione di Michele Graziadei, Università di Torino.
Tommaso Amico di Meane è Academic fellow presso l’Università Luigi Bocconi di Milano.
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