Descrizione
Il romanzo è ambientato in un paesino immaginario della Sicilia tra gli anni dieci e gli anni venti del secolo scorso. Le dense vicende dei vari protagonisti che alimentano la vita della comunità, dal pazzo al farmacista, dai proprietari di una casa inesistente al notaio metafisico, dal parroco al mafioso, dal conte al funzionario comunale, dal giovane ribelle alle matriarche, dal sacerdote pagano al cardinale e a quant’altro, si intrecciano, tra apparenze, anche giuridiche, e realtà, comicità e tragedia, magia e religione, in una vivida teatralità di sapore pirandelliano che finisce per offrire una metafora della sicilianità, nel segno non del pessimismo sciasciano, bensì del modello positivo di una Sicilia libera, frutto di una storia millenaria che tutti include e che al contempo, nel rispetto della divinità, a nessuno concede il primato dello scettro.
Marco Mazzamuto è nato nel 1963 a Palermo, dove risiede ed è professore universitario di Diritto amministrativo. Accanto al continuo impegno nell’insegnamento e nella produzione scientifica ha in passato svolto saltuariamente l’attività forense ed è stato giudice presso il Consiglio di giustizia amministrativa. Il profilo del giurista è sempre stato accompagnato da un’originaria formazione filosofica e musicale: pianista jazz e oggi esordiente scrittore sulle orme del padre Pietro.
COLLANA NUOVA
Il serpente, la mela e…
È lunga ed è molto fitta la lista dei professionisti del diritto che si sono cimentati con la letteratura. Questa Collana nasce per ospitare questa tensione, questo loro bisogno di evasione.
Un anelito che forse nasce dal fatto che il Diritto cerca la Verità e la Letteratura spesso di questa Verità si fa gioco.
Una tentazione che trova la sua ragione d’essere anche, probabilmente, dal fatto che entrambe le discipline si servono delle parole: la prima muovendosi all’interno di determinati Codici, la seconda, cercando, invece, di oltrepassare i propri stessi codici.
Anche se la Storia è la stessa.
Ma la prima, per la sua stessa essenza, ha il dovere di concentrarsi, soprattutto, sul serpente (l’assassino) e sulla mela (l’arma del delitto) e cercare un movente: il suo compito è dipanare la matassa. La seconda, invece, ama ricamare, tessere, scucire e ricucire, ri-tramare la matassa all’infinito; ed è proprio questo a irretire i giuristi.
a.d.d.





