Descrizione
Come si costruisce il «governo delle epidemie»? Come cambiano, nel tempo, istituzioni, saperi, pratiche e strumenti attraverso cui le società affrontano il rischio del contagio? A queste domande il volume risponde attraverso una prospettiva storica di lunga durata, mettendo in dialogo esperienze diverse dell’Italia e dell’Europa tra età moderna e contemporanea.
Dalla peste al vaiolo, dalla pellagra al tifo e al colera, i saggi qui raccolti mostrano come la salute pubblica sia il risultato di una complessa evoluzione, nella quale norme e provvedimenti amministrativi si intrecciano con conoscenze mediche, reti informative, pratiche assistenziali, strategie comunicative e forme di partecipazione o resistenza sociale. Particolare attenzione è dedicata alla capacità delle istituzioni di intervenire in situazioni di emergenza, ma anche alla progressiva elaborazione di strumenti di prevenzione e di controllo del rischio.
Le ricerche attraversano territori e contesti politici differenti dell’area italiana ed iberica, restituendo la varietà delle risposte adottate di fronte alle epidemie. Vaccinazioni, quarantene, sistemi di informazione, assistenza sanitaria, regolamentazione dei confini e gestione delle crisi costituiscono alcuni dei principali strumenti attraverso cui si definiscono nuovi rapporti tra autorità, comunità e sapere medico.
Il volume prende inoltre in esame gli effetti sociali e culturali delle epidemie e il modo in cui le esperienze del passato hanno alimentato riflessioni sulla prevenzione, sulla comunicazione del rischio e sulle trasformazioni della sanità pubblica. Ne risulta un quadro nel quale l’epidemia non è soltanto un evento sanitario, ma un fenomeno capace di mettere alla prova istituzioni, conoscenze e forme della convivenza.
Emergono dal volume le tensioni costanti tra la tutela della salute collettiva, le esigenze economiche e la salvaguardia delle libertà individuali, in una dialettica che riaffiora con forza nei dibattiti contemporanei post Covid-19.





