Descrizione
Attraverso una rigorosa ricostruzione epistemologica delle elaborazioni teoriche e delle pratiche dell’abolizionismo nero e della tradizione radicale afrodiscendente, Iñaki Rivera Beiras mostra come la transizione formale dalla schiavitù alla libertà non abbia smantellato le strutture del potere coloniale, ma ne abbia ridefinito e modernizzato i dispositivi di controllo sociale e di subordinazione.
In quest’opera, la memoria della schiavitù cessa di essere un mero archivio del passato per rivelarsi una categoria analitica viva, urgente e imprescindibile, capace di illuminare la materialità della pena detentiva. L’autore traccia una genealogia che collega la piantagione coloniale alla prigione contemporanea, evidenziando come l’istituzione carceraria continui a riprodurne le logiche di dominio, esclusione e di subalternità.
Il volume offre un contributo scientifico di grande rilievo, valorizzando la prospettiva dell’abolizionismo nero, le cui radici storiche e politiche risultano più radicali e radicate rispetto a molte formulazioni teoriche dell’abolizionismo eurocentrico. Portando al centro del dibattito un approccio ancora poco diffuso nel panorama italiano, quest’opera invita a ripensare criticamente i fondamenti del sistema penitenziario e si propone come un riferimento imprescindibile per chi voglia comprendere le origini storiche dell’istituzione penitenziaria e, di conseguenza, la necessità di un suo superamento.
Iñaki Rivera Beiras è professore ordinario di Criminologia e Diritto penale presso l’Universitat de Barcelona. Presso il medesimo ateneo dirige dal 2001 il centro di ricerca Observatorio del Sistema Penal y los Derechos Humanos. È autore di oltre duecento pubblicazioni nell’ambito del diritto penale e penitenziario, della criminologia e della protezione dei diritti umani.





