Descrizione
Ogni lavoro scientifico rappresenta il frammento di un cammino. I percorsi forniscono prospettiva e danno profondità a quelle realtà su cui indugiano e di cui sono parte e vanno definiti in ragione del loro obiettivo. La collana “Percorsi di diritto amministrativo”, con i suoi volumi monografici o collettanei, intende illustrare la direzione di una traiettoria, attraversando un territorio, il diritto amministrativo, sempre più complesso. La sua multiforme articolazione è una sfida per il giurista, tanto più grande quanto più aiuta a comprendere alcuni punti fermi, provando ad affrontare il senso di disorientamento con gli strumenti propri dei libri, ossia le idee. In questo contesto, la collana è pensata per accogliere lavori la cui analisi si sottragga così alla fascinazione del futuro come allo sterile indugio sul passato, per costituire, invece, un apporto attuale, certamente circoscritto, ma ben radicato nei problemi del presente e nel dibattito della scienza pubblicistica. Una collana che si mette al servizio di questo libero, schietto e franco confronto, soprattutto se alimentato dai giovani, ma che farà ricorso a un referaggio autorevole, quale contributo di serietà e di scientificità dell’analisi. L’auspicio è che dallo sguardo verso nuovi approdi possano anche scaturire studi differenti da quelli della nostra tradizione culturale, per argomenti trattati e strumenti linguistici impiegati.
Concepita originariamente come argine alla penetrazione criminale dell’economia, l’interdittiva antimafia si è trasformata in una misura amministrativa dirompente. Può fondarsi su fatti bensì certi, ma la cui capacità indiziante non si presenta così rigidamente concatenata.
Una penetrazione malavitosa nel tessuto produttivo ed i suoi effetti devastanti deve essere solo possibile e probabile, in via prevalente, ma gli effetti dell’interdittiva antimafia per l’impresa che ne è colpita sono certi. Se da un lato la logica preventiva che anima l’interdittiva entra in frizione con la Costituzione in quanto anticipa la colpa e sacrifica la libertà economica sull’altare della sicurezza collettiva, dall’altro il principio di buon andamento che guida lo scioglimento degli enti locali per infiltrazione mafiosa si piega dinnanzi alla logica del sospetto. L’obiettivo del volume è quello di ipotizzare soluzioni diverse rispetto a quelle delineate dall’attuale sistema delle misure di prevenzione amministrativa antimafia.
Renato Rolli è professore associato di diritto amministrativo abilitato alle funzioni di professore di prima fascia, presso il Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria, dove insegna Diritto Amministrativo, Istituzioni di Diritto Pubblico, Giustizia Amministrativa, Contabilità di Stato e Strumenti Antimafia e Imprese, presso i corsi di laurea di Giurisprudenza ed Economia Aziendale. Già Consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, dirige il Centro di Ricerca su Mafia e Corruzione “LA.MA.CO.” presso l’Università della Calabria. Per la collana Percorsi di Diritto Amministrativo è Autore della monografia La non candidabilità fra sostanza e processo nell’anno 2017.





